BENVENUTO NELLA FRATERNITÀ
DI SAN GIOVANNI BATTISTA ALLA CRETA

Ritiro al Monte Mesma di maggio 2014


MATRIMONIO CRITIANO = "ICONA DELLA TRINITA'"

La vocazione cristiana = vocazione all'Amore Trinitario

Si è scolto dal 31 maggio al 2 giugno il ritiro della Fraternità dell'Ordine Francescano Secolare della Creta presso il convento dei Frati Minori di Monte Mesma.
La bellezza del luogo, l'atmosfera serena e fraterna che contraddistingue i francescani secolati, la preghiera, la vita conviviale, hanno accompagnato la meditazione sul matrinonio cristiano e la famiglia. Frate Pierino, il nostro assistente spirituale ci ha introdotto nell'argomento.

Il convento che ha ospitato il ritiro sorge su un colle nel Comune di Ameno (NO) e fu fondato nel 1619 dai fratelli fr. Francesco e fr. Bernardino Obicini di Ameno. Convento e chiesa sorgono in un vasto appezzamento di terreno che si estende, anche esternamente alla cinta, in un bellissimo bosco di castagni. Il Convento ha forma classica ed è a doppio chiostro. La chiesa, semplice e modesta, venne completamente rimodernata nel 1967 quando fu abolita la decorazione, non consona alle strutture, e trasformato il presbiterio rendendola più ampia e accogliente. In fondo ad essa vi è una bellissima vetrata raffigurante le stimmate di S. Francesco che illumina il coro, che vi ha visto pregare insieme generazioni di novizi fino a pochi anni fa. Invidiabile è anche l'ampio orto che, lavorato con inesauribile passione dai frati, produce meravigliosi ortaggi e verdure. Attualmente il Convento è centro di Spiritualità.

Clicca qui per vedere le foto del ritiro.

Pubblichiamo il testo del documento preparato da Frate Pierino per guidare il ritiro:

In tutta la Bibbia, ad iniziare dal Vecchio Testamento, e in modo particolare proprio nei primo capitoli della Genesi, (1,8-25) l'uomo è essenzialmente denotato nella sua natura come un essere che si realizza attraverso il " rapporto con" ( Non è bene che l'uomo sia solo...) rapporto prima di tutto con Dio e poi con l' "altro" essere umano (Eva è donata ad Adamo proprio per questo: l'uomo è "immagine" piena e completa di Dio nella coppia).
Questo rapporto è definito dal termine di "conoscenza", e ben sappiamo come il verbo conoscere nella Bibbia ( ben lungi dal connotare semplicemente l'aspetto intelletualistico razzionale tipico del mondo occidentale) significa una conoscenza profonda e totale (anche fisica nella coppia) che investe tutto l'essere, compresi sentimenti e affetti. Dunque l'uomo è creato per l'amore. Ed è proprio quest'amore che, realizzandolo, lo apre anche ad una " diffusione", cioè alla comunicazione dello stesso amore ad altri ( crescete e moltiplicatevi), completando l'opera del creatore che nasce dall'analoga " necessità" diffusiva del Suo Amore infinito.
Conseguentemente il rapporto sponsale è assunto da tutto il Vecchio Testamente (cfr. Soprattutto il cantico dei Cantici ed Osea) come simbolo e segno del rapporto d'amore libero e reciproco che Dio offre all'uomo, sia come singolo che come suo Popolo.

Questo concetto è ripreso e portato alle massime altebzze da Gesù. La vita eterna nel regno è simboleggiata da una eterna festa di nozze (a cominciare dal segno di Cana). Gesù poi svela la vita intima di Dio, rivelato come "comunità", cioè come una famiglia trinitaria, in una comunione profonda e piena di prsone disinte (altrimenti non ci poterebbe essere rapporto...) ma indissolublmente unite nell'amore reciproco. ( Regola OFS 2 pag 23)
La vita cristiana diventa perciò una sempre progressiva unione sponsale del singolo con Gesù ( pensiamo all'esperienza dello sposalizio mistico dei santi – S. Franesco con madonna Povertà) che rendendolo Figlio nel Figlio, lo introduce nella comunione trinitaria col Padre ( " che conoscano Te.. Gv 17,1-26) mediante l'amore dello Spirito Santo. Ma questa comunione con Cristo richiede, tramite il comandamento nuovo( Amatevi l'un l'altro..."), la comunione con il fratello fino all'unità di cuore e mente (Come Tu Padre sei in me ed io in te, siano essi una cosa sola... ; cfr. Atti: tutto in comune), comunione che fecona, genera la presenza del Risorto in mezzo alla comunità (Dove due o più sono riuniti nel mio nome...) e quindi riproduce la realtà della Famiglia Trinitaria, che diventa perciò il modello della comunità cristiana. Tale modello, poi, attuato nella Chesa, dovrebbe poco per volta proporsi, nell'evangelizzazione, dilatarsi verso i mondo intero , diventando il modello stesso della nuova umanità, cioè di nuovi rapporti fra gli uomini, le nazioni,le culture, nella " comunione della diversità" rispettare e valorizzate ma donate reciprocamente agli altri.

Riassumendo dunque, poichè l'uomo è essenzialmente" relazione" verso Dio e verso gli altri, l'Amore è il senso stesso della vita: consiste nell' uscire dal proprio egoismo per entrare in comunione con l'altro.
E' al suo livello massimo, l'Agape, cioè il dono completo di sè agli altri, che attua la comunione piena " Come Tu Padre in me e Io in Te...).
Ricordiamo che esiste un unico vero Amore, che si manifesta sotto diverse forme e a diversi livelli, ma sempre secondo il modello Trinitario del dono che tende alla piena comunione.


Lettera a tutti i fedeli FF 181 -185.

LaCarità: come fratellanza e aiuto verso tutti gli uomini (ogni prossimo). L'amore reciproco: la comunione dell'amore reciproco che si attua nella comunità cristiana. (Cfr Atti).
L'amore coniugale: come vocazione reciproca come unione totale tra due persone ( Come Cristo con la Chiesa) dove ti da TUTTO ( donde l'unicità e la fedeltà) e PER SEMPRE ( l'indissolubiltà) e il conseguente amore genitori figli. CG OFS ART 24 pag 76)
Consacrazione religiosa, dove si sceglie il rapporto con Dio come unico " Tutto" per il servizio di tutti i fratelli.
Tutte queste dimensioni dell'Amore realizzano insieme, complementandosi, la vita del singolo uomo e della comunità ecclesiale e umana.

Il Matrimonio, " icona della Trinità nella Chiesa e nel mondo.

Dopo l'amore sponsale (con la conseguente realtà famigliare), ben lungi da essere una strada di serie B, è e rimane (prima ancora del sacerdozio e della vita consacrata) il simbolo e il segno fondamentale e costitutivo del rapporo con Dio e della stessa Chiesa ( come afferma S. Paolo nella lettera agli Efesini, non esitando a definirlo " grande mistero" Efesini 5,29-33).
Proprio, però, nel momento in cui Gesù porta il rapporto di coppia alla massima esprissività umanizzante e divinizzante, lo trascende rendendo con-prensibile e con- possibile la verginità per il regno dei Cieli, come segno" escatologico del rapporto che ci sarà nell'eternità
("come angeli nel cielo, cfr. Mt. 22,30). nel matrimonio il cristiano" rivela al mondo il discegno di Dio sull'uomo e sulla donna e sulla loro fecondità, nel tempo che ormai è tuffato nell'etrno ed in esso vive. Nella verginità per il regno dei cieli il cristiano" rivela" al mondo l'eterno che esce nel tempo sino a trsfigurarlo pienamente in sè.

Il matrimonio come autentica " via di Santità"

L'amore cristiano del comandamento nuovo( "Amatevi l'un l'altro come io ho amato voi" Gv 4,7-21) prescrive dunque, sull'esempio appunto di Cristo di essere disposti a donare tutto, fino alla vita ( Nessuno ha un amore più grande di chi dona la vita per i suoi amici", Gv 15,13). Questo, se deve essere tendenzialmente vero per qualsiasi rapporto con ogni altro", lo è chiaramente in modo concretamente totalitario ( cioè sotto ogni aspetto della vita, anche quelli più feriali, e anche nella dimensione fisica) nel rapporto materiale ( si pensi alla formula del "si" matrimoniale: una " resa" senza condizioni...).
Naturalmente tale dono, per essere veramente amore, deve essere vissuto nerlla libertà , e non rubato, violentato. Perciò si ha diritto , anzi dovere, di difendersi dalla prepotenza e dalla violenza dell'altro ( è un dovere anche proprio verso di lui , per non lasciarlo compiere un'ingiustizia...) Ma, dopo che hai difeso il tuo mantello ( se l'altro tenta di rubarlo con la forza), glielo doni insieme alla tunica con amore...). E tale dono non deve aspettare il ricambio, e tantomeno condizionarsi ad esso: altimenti, da dono di amore, diventa semplicemente uno... " scambio" commerciale.
I vero amore però deve tendere ad essere "reciproco", perchè solo così si compie la realtà trinitaria. Perciò, senza nulla pretendere, dobbiamo anche aiutare l'altro a diventare capace di dono a noi ed...accettare con gioia di " farci amare". Questo reciproco farsi vuto nel donarsi all'altro (Lettera tutti i fedeli FF 195-196), è l'unica condizione possibile perche tra i due si crei davvero l'unità trinitaria, si crei il NOI , che non è la semplice somma matematica dei due "io", ma è una nuova realtà , diversa dalle due che l'hanno genetata ( e che sono morte " l'una nell'altra per amore), ma le comprende e le realizza pienamente. Morendo l'una all'altro, la nostra personalità ( cioè la nostra individualità) non viene distrutta, ma anzi potenziata perchè, proprio nell'essere dono che completa l'altro (Lettera a tutti i fedeli FF 200) ( e dalla diversità dell'altro è completata) trova la sua vera realizzazione: esattamente come nella Trinità," comunione di distinti". Il caso più evidente nel futuro di questo noi è il figlio, che pur essendo ben diverso da ognuno dei genitori, assomiglia in qualche modo " riassume" tutti e due.ma questo miracolo può avvenire in tutto, anche nelle piccole cose, come nella composizione dei gusti, degli interessi, ecc. della coppia. Regola franescana OFS 11 pag 30.

Tale unità genera, come abbiamo visto . " Geù Risorto in mezzo" portando ad una reale esperienza di comunione con la Trinità e quindi quella piena " pace e gioia" ( Regola OFS 19 peg 32)che Cristo ha già promesso fin da qui sulla terra, ( Regola OFS 17 pag 32 ) nonostante la rinuncia (sempre dolorosa) che abbiamo dovuto fare del " mio" e della mille sofferenze della vita, che in questa dinamica, sull'esempio e in unione con Cristo crocifisso, uccidendo il mio "uomo vcchio", mi rende sempre più libero di amare e rendono anche me capace di "spirare lo Spirito" cioè emanare intorno la potenza dell'amore trasformante di Dio. Del resto Gesù afferma ( ed è questa la scommessa cristiana) che c'è più gioia nel dare che nel ricevere". (Regola OFS 6 pag 28)

La famiglia è Chiesa, la Chiesa è famiglia

Non è dunque solo una metafora quella del Concilio che definisce la famiglia come chiesa domentica. La famiglia è veramente Chiesa, cioè momento autentico e completo di essa ( anche se ovviemente non è tutta la Chiesa...), infatti possiede tutte le cratteritiche che definiscono la Chiesa stessa. Innanzitutto la Chiesa può essere presente come formata da due componenti: in quanto presenza della persona di Cristo nel modo, ha un aspetto esterno ( corrispondente in qualche modo al nosro corpo) e un aspetto interno , che gli da vita (corrispondente analogamente alla nostra anima). L'aspetto esterno della Chiesa è costituito dal visibile strutture, organizzazioni, cerimonie... L'aspetto interno è proprio dell'essere uno " nel nome di Gesù, cioè nella reciproca carità, che genera la presenza dello stesso Gesù Risorto col suo Spirito " in mezzo".
Senza amore reciproco e questa presenza del Risorto, ogni opera, ogni fatica risulta assolutamente inutile ed inefficente.. Tutta la vita della Chiesa è finalizzata a questa comunione nel Signore: Parola Sacramenti " l'eucaristia stessa" Carità, sono mezzi per catture sempre più, l'essere una cosa sola in Gesù.
 

Il Matrimonio come "sacramento" .

"L'anziano Cristiano"

“Ma tu esponi le cose che sono conformi alla sana dottrina: i vecchi siano sobri,dignitosi, assennati, sani nella fede, nell’amore, nella pazienza” (Tito 2:1, 2).
L’apostolo Paolo, che non temeva certo di definirsi “semplicemente come Paolo, vecchio” (Filemone 9), scrive al giovane Tito per ribadire quale deve essere la personalità ed il comportamento delle persone di una certa età nella chiesa del Signore.
Il “vecchio” Paolo asserisce che la loro vita e la loro testimonianza, preziosa sia al Padre che alla comunità, devono essere caratterizzate dalla sobrietà, dal comportamento dignitoso ed assennato. Pur se il corpo corrompendosi tende a venir meno, la fede, l’amore e la pazienza devono sempre scoppiare di salute come non mai.
Esaminiamo le raccomandazioni rivolte alle persone non più nel fiore degli anni.

 

Siano sobri.

L’essere sobri indica soprattutto la capacità di vigilare ed esercitare controllo su tutto quello che facciamo o pensiamo in funzione della qualità della nostra vita interiore. L’autodisciplina sui desideri e sulle ambizioni si ha esaminando il significato stesso della vita. Qui dobbiamo fare riferimento a quella realtà che deve caratterizzare la vita del credente: “Gesù ritorna”. Mentre è assodato che il giovane si fa distogliere da mille cose diverse, famiglia, lavoro, progresso nella carriera, conto in banca o anche dagli impegni per la crescita del Regno di Dio, l’anziano entra nella saggezza dell’Ecclesiaste che enuncia: “Vanità, tutto è vanità” ponendo così la sua attenzione su quello che realmente conta, preparandosi per l’importante appuntamento finale.
Siano dignitosi. Coinvolge le qualità interiori della persona, indica l’onestà di fondo e la dirittura morale nelle motivazioni che animano ogni decisione. Indiscutibilmente assurge il credente anziano a palese testimonianza di quello che deve essere la vera vita del cristiano consacrato. Riguarda le priorità che sono stabilite, gli equilibri, la serietà nei rapporti con gli altri.
La dignità cristiana non richiede atteggiamenti mesti o funerei, proprio perché possiede e vive la gioia, è piuttosto una manifestazione della statura di Cristo, raggiungibile solo dopo svariati anni passati sulla via del discepolato. Siano assennati. Un segno della maturità personale e spirituale è l’agire, certamente non in conformità all’istinto, ma in base ad un ragionamento sereno che manifesti il Signore ed i principi esposti nella Sua Parola, in ogni circostanza in cui ci troviamo. È d’obbligo dominare le circostanze, non permettendo loro di controllare noi.
Troppe decisioni sono prese in modo affrettato perché spinti dalla paura, dall’inesperienza, dall’insufficiente conoscenza delle vie del Signore o, semplicemente, per poca fede.
L’esperienza del vissuto ed il peso degli anni in questo caso ci affrancano dagli impulsi tipicamente giovanili, consentendoci di raggiungere la saggezza riservata a chi persevera nella fede. Siano sani nella fede. La fede qui menzionata non è quella richiesta, ad esempio, per camminare sulle acque, bensì è l’insieme delle dottrine e del comportamento che si addicono a chi porta il nome di Cristo. In effetti, è la manifestazione della Persona di Gesù nella vita di chi dichiara d’essere Suo seguace; è la totale conformità fra quanto crediamo ed il come lo viviamo.
È evidente che nell’età avanzata bisogna andare ben oltre la semplice conoscenza della verità per vedere l’attuazione e la manifestazione di ciò che crediamo (questo beninteso coinvolge anche i giovani). Giuda, nella sua epistola, esorta a “combattere strenuamente per la fede trasmessa ai santi una volta per sempre” (Giuda 3), fede che impegna senz’altro nella lotta contro i falsi apostoli e le loro storpiature della Parola, ma che, come ci dicono i versetti 20 e 21, riguarda la nostra personale lotta interiore per mantenerci sani in essa. Giuda, infatti, esorta i credenti dicendo loro: “Ma voi, carissimi, edificando voi stessi nella vostra santissima fede, … conservatevi nell’amore di Dio”. La nostra fede procede da Dio “che ha tanto amato...” e deve dunque trovare il suo compimento in noi se veramente Lo amiamo.

 

Siano sani nell’amore.

Qui si visita il cuore. La domanda è: “Ami Dio come Egli ama te?”. Poi: “Ami il prossimo tuo come Dio lo ama?” A volte, nel corso degli anni, il nostro cuore accumula rancori, delusione e perfino odio. Ora è imperativo ricordare che Dio ha perdonato tutti i nostri peccati, anche quelli ancora non confessati, per il grande amore che ha per noi. Forse, la chiave per accedere ad una riconciliazione che fortemente desideri o ad una liberazione che purtroppo sempre ti sfugge, non sta nelle mani dell’altra persona, bensì nelle tue. Sii come l’Iddio tuo che tanto ti ha amato da perdonarti, riconciliandosi con te per mezzo del Figlio Suo Gesù. Come Dio ha amato persone certamente non degne, maggiormente amerà te, adoperati pertanto nell’amore ed anche tu sarai dichiarato sano.<>

 

Siano sani nella pazienza.

Le esortazioni a perseverare nella fede sono molteplici, anche per bocca di Gesù.
L’apostolo Paolo afferma che il Padre sta operando “per farvi comparire davanti a Sé santi, senza difetto e irreprensibili”, dandoci però una responsabilità condizionata: “… se appunto perseverate nella fede, fondati e saldi e senza lasciarvi smuovere dalla speranza del Vangelo” (Col.1:22, 23).
A volte sembra che certe sofferenze non passino mai, s’avverte quasi l’inutilità di combattere, dando per scontata la rassegnazione. Certo, a molti può sembrare che “la notte è avanzata”, ma proprio questo ci rassicura perché così “il giorno è vicino” (Romani 13:12).
Perseveriamo nella chiamata, crescendo nella Sua conoscenza, onorando il Signore in ogni cosa. Ricordiamoci che, come ora Lo vediamo per fede, fra non molto Lo vedremo con gli occhi nostri e conosceremo allo stesso modo in cui siamo conosciuti. “Se c’è la salute, c’è tutto!”. Questa è un’espressione che sentiamo molto spesso e che condividiamo soltanto se la salute citata riguarda il nostro rapporto con Dio. Il credente dirà piuttosto: “Se c’è il Signore, c’è tutto”.
Anche l’apostolo Paolo ci esorta ad essere ed a restare in buona salute, ben sapendo che sebbene molti credenti diano sembianza d’essere vivi, non godono della buona salute spirituale che il Signore vuole per tutti noi.
È bene sottoporci ad un buon “check-up” spirituale ogni tanto, anzi, dovremmo preoccuparci molto più della nostra tempra spirituale che di quella fisica, impegnandoci a curare le cose attinenti alla vita eterna piuttosto che quelle transitorie.
Quanta attenzione poniamo a “questa tenda che è la nostra dimora terrena”, trascurando la “casa non fatta da mano d’uomo, eterna nei cieli”?
Possiamo paragonare la nostra permanenza terrena ad un campeggio, ciò è senz’altro molto bello, ma ad un certo punto dobbiamo prendere atto che il palazzo preparato per noi è infinitamente migliore e più glorioso!
Facciamo quindi in modo d’essere in ottima salute per poterlo godere appieno.
Gli anni passano veloci, ma il nostro amato Signore cL’anziano CRISTIANO “Ma tu esponi le cose che sono conformi alla sana dottrina: i vecchi siano sobri, dignitosi, assennati, sani nella fede, nell’amore, nella pazienza” (Tito 2:1, 2).
L’apostolo Paolo, che non temeva certo di definirsi “semplicemente come Paolo, vecchio” (Filemone 9), scrive al giovane Tito per ribadire quale deve essere la personalità ed il comportamento delle persone di una certa età nella chiesa del Signore.
Il “vecchio” Paolo asserisce che la loro vita e la loro testimonianza, preziosa sia al Padre che alla comunità, devono essere caratterizzate dalla sobrietà, dal comportamento dignitoso ed assennato. Pur se il corpo corrompendosi tende a venir meno, la fede, l’amore e la pazienza devono sempre scoppiare di salute come non mai.
Esaminiamo le raccomandazioni rivolte alle persone non più nel fiore degli anni.

 

Siano sobri.

L’essere sobri indica soprattutto la capacità di vigilare ed esercitare controllo su tutto quello che facciamo o pensiamo in funzione della qualità della nostra vita interiore. L’autodisciplina sui desideri e sulle ambizioni si ha esaminando il significato stesso della vita. Qui dobbiamo fare riferimento a quella realtà che deve caratterizzare la vita del credente: “Gesù ritorna”. Mentre è assodato che il giovane si fa distogliere da mille cose diverse, famiglia, lavoro, progresso nella carriera, conto in banca o anche dagli impegni per la crescita del Regno di Dio, l’anziano entra nella saggezza dell’Ecclesiaste che enuncia: “Vanità, tutto è vanità” ponendo così la sua attenzione su quello che realmente conta, preparandosi per l’importante appuntamento finale.

 

Siano dignitosi.

Coinvolge le qualità interiori della persona, indica l’onestà di fondo e la dirittura morale nelle motivazioni che animano ogni decisione. Indiscutibilmente assurge il credente anziano a palese testimonianza di quello che deve essere la vera vita del cristiano consacrato. Riguarda le priorità che sono stabilite, gli equilibri, la serietà nei rapporti con gli altri.
La dignità cristiana non richiede atteggiamenti mesti o funerei, proprio perché possiede e vive la gioia, è piuttosto una manifestazione della statura di Cristo, raggiungibile solo dopo svariati anni passati sulla via del discepolato.

 

Siano assennati.

Un segno della maturità personale e spirituale è l’agire, certamente non in conformità all’istinto, ma in base ad un ragionamento sereno che manifesti il Signore ed i principi esposti nella Sua Parola, in ogni circostanza in cui ci troviamo. È d’obbligo dominare le circostanze, non permettendo loro di controllare noi.
Troppe decisioni sono prese in modo affrettato perché spinti dalla paura, dall’inesperienza, dall’insufficiente conoscenza delle vie del Signore o, semplicemente, per poca fede. L’esperienza del vissuto ed il peso degli anni in questo caso ci affrancano dagli impulsi tipicamente giovanili, consentendoci di raggiungere la saggezza riservata a chi persevera nella fede.

 

Siano sani nella fede.

La fede qui menzionata non è quella richiesta, ad esempio, per camminare sulle acque, bensì è l’insieme delle dottrine e del comportamento che si addicono a chi porta il nome di Cristo. In effetti, è la manifestazione della Persona di Gesù nella vita di chi dichiara d’essere Suo seguace; è la totale conformità fra quanto crediamo ed il come lo viviamo.
È evidente che nell’età avanzata bisogna andare ben oltre la semplice conoscenza della verità per vedere l’attuazione e la manifestazione di ciò che crediamo (questo beninteso coinvolge anche i giovani). Giuda, nella sua epistola, esorta a “combattere strenuamente per la fede trasmessa ai santi una volta per sempre” (Giuda 3), fede che impegna senz’altro nella lotta contro i falsi apostoli e le loro storpiature della Parola, ma che, come ci dicono i versetti 20 e 21, riguarda la nostra personale lotta interiore per mantenerci sani in essa. Giuda, infatti, esorta i credenti dicendo loro: “Ma voi, carissimi, edificando voi stessi nella vostra santissima fede, … conservatevi nell’amore di Dio”. La nostra fede procede da Dio “che ha tanto amato...” e deve dunque trovare il suo compimento in noi se veramente Lo amiamo.

 

Siano sani nell’amore.

Qui si visita il cuore. La domanda è: “Ami Dio come Egli ama te?”. Poi: “Ami il prossimo tuo come Dio lo ama?” A volte, nel corso degli anni, il nostro cuore accumula rancori, delusione e perfino odio. Ora è imperativo ricordare che Dio ha perdonato tutti i nostri peccati, anche quelli ancora non confessati, per il grande amore che ha per noi. Forse, la chiave per accedere ad una riconciliazione che fortemente desideri o ad una liberazione che purtroppo sempre ti sfugge, non sta nelle mani dell’altra persona, bensì nelle tue. Sii come l’Iddio tuo che tanto ti ha amato da perdonarti, riconciliandosi con te per mezzo del Figlio Suo Gesù. Come Dio ha amato persone certamente non degne, maggiormente amerà te, adoperati pertanto nell’amore ed anche tu sarai dichiarato sano.

 

Siano sani nella pazienza.

Le esortazioni a perseverare nella fede sono molteplici, anche per bocca di Gesù.
L’apostolo Paolo afferma che il Padre sta operando “per farvi comparire davanti a Sé santi, senza difetto e irreprensibili”, dandoci però una responsabilità condizionata: “… se appunto perseverate nella fede, fondati e saldi e senza lasciarvi smuovere dalla speranza del Vangelo” (Col.1:22, 23).
A volte sembra che certe sofferenze non passino mai, s’avverte quasi l’inutilità di combattere, dando per scontata la rassegnazione. Certo, a molti può sembrare che “la notte è avanzata”, ma proprio questo ci rassicura perché così “il giorno è vicino” (Romani 13:12).
Perseveriamo nella chiamata, crescendo nella Sua conoscenza, onorando il Signore in ogni cosa. Ricordiamoci che, come ora Lo vediamo per fede, fra non molto Lo vedremo con gli occhi nostri e conosceremo allo stesso modo in cui siamo conosciuti.
“Se c’è la salute, c’è tutto!”. Questa è un’espressione che sentiamo molto spesso e che condividiamo soltanto se la salute citata riguarda il nostro rapporto con Dio. Il credente dirà piuttosto: “Se c’è il Signore, c’è tutto”.
Anche l’apostolo Paolo ci esorta ad essere ed a restare in buona salute, ben sapendo che sebbene molti credenti diano sembianza d’essere vivi, non godono della buona salute spirituale che il Signore vuole per tutti noi.
È bene sottoporci ad un buon “check-up” spirituale ogni tanto, anzi, dovremmo preoccuparci molto più della nostra tempra spirituale che di quella fisica, impegnandoci a curare le cose attinenti alla vita eterna piuttosto che quelle transitorie.
Quanta attenzione poniamo a “questa tenda che è la nostra dimora terrena”, trascurando la “casa non fatta da mano d’uomo, eterna nei cieli”?
Possiamo paragonare la nostra permanenza terrena ad un campeggio, ciò è senz’altro molto bello, ma ad un certo punto dobbiamo prendere atto che il palazzo preparato per noi è infinitamente migliore e più glorioso!
Facciamo quindi in modo d’essere in ottima salute per poterlo godere appieno.
Gli anni passano veloci, ma il nostro amato Signore continua ad esortarci a raggiungere la salute perfetta, mediante queste tre grazie: fede, amore e pazienza. Questo altro non è che la perfezione alla quale ciascuno di noi è chiamato, ossia, la perfetta statura di Cristo.
ontinua ad esortarci a raggiungere la salute perfetta, mediante queste tre grazie: fede, amore e pazienza.
Questo altro non è che la perfezione alla quale ciascuno di noi è chiamato, ossia, la perfetta statura di Cristo.